La guerra giudaica e la distruzione di Gerusalemme

Per comprendere l'Arco di Tito è necessario partire dagli eventi che commemora: la Prima Guerra Giudaica (66–73 d.C.), la più grande operazione militare romana nel Levante tra il I e il II sec. d.C.

La rivolta ebraica del 66 d.C. contro la dominazione romana scoppiò in Giudea per motivi sia fiscali sia religiosi. L'imperatore Nerone incaricò il generale Vespasiano di sopprimere la rivolta. Quando Vespasiano fu proclamato imperatore nel 69 d.C., la conduzione delle operazioni passò al figlio Tito.

Il sito di Gerusalemme iniziò nella primavera del 70 d.C. Dopo cinque mesi di assedio, nell'agosto del 70, le forze romane sfondarono le ultime difese. Il Secondo Tempio — cuore religioso del giudaismo, sede della Menorah, dell'arca dell'alleanza e del tesoro — fu distrutto. Lo storico Giuseppe Flavio, testimone oculare, descrive l'incendio come accidentale; altri resoconti lo riportano come deliberato.

Il bottino di guerra portato a Roma includeva i vasi sacri del Tempio: la Menorah a sette bracci, le trombe d'argento e la Tavola dei pani della Proposizione. Questi oggetti figurarono nella processione trionfale lungo la Via Sacra nel 71 d.C., con Vespasiano e Tito che sfilavano attraverso Roma.

La costruzione dell'arco

Tito morì nel 81 d.C., di malattia, dopo soli due anni di regno. Era amato dai Romani — aveva presieduto alla costruzione del Colosseo (inaugurato nell'80 d.C.) e alla gestione delle conseguenze dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

L'Arco di Tito fu commissionato dall'imperatore Domiziano (fratello di Tito) in onore del fratello defunto. Fu eretto sulla sommità della Velia — il promontorio che separava il Foro Romano dal Colosseo, lungo la Via Sacra.

L'arco è in marmo pentelico (di Atene) con travertino per le fondazioni. Le sue dimensioni: altezza 15,4 m, larghezza 13,5 m, profondità 4,75 m. È un arco a fornice singolo — una sola arcata, a differenza dei tre fornici dell'Arco di Settimio Severo o dell'Arco di Costantino.

L'iscrizione sul lato est recita: SENATUS POPULUSQUE ROMANUS DIVO TITO DIVI VESPASIANI F. VESPASIANO AUGUSTO "Il Senato e il Popolo Romano all'imperatore Tito, figlio del Divo Vespasiano." L'appellativo Divo — che lo colloca tra gli dei — fu aggiunto dopo la morte.

I rilievi interni: la Menorah e il trionfo

I due pannelli all'interno dell'arco sono tra i rilievi storici più importanti dell'antichità sopravvissuti.

Pannello nord: il bottino del Tempio

Il pannello mostra i soldati romani che portano in processione gli oggetti sacri del Tempio di Gerusalemme:

  • La Menorah a sette bracci — rappresentata con precisione, su una base ottagonale decorata, portata su lettighe da un gruppo di soldati
  • Le trombe d'argento (due lunghe trombe dritte)
  • La Tavola dei pani della Proposizione (la tavola su cui venivano offerti i pani sacri nel Tempio)
  • Alcune placche recanti iscrizioni con i nomi dei luoghi conquistati

Questo pannello è l'unica rappresentazione antica sopravvissuta della Menorah — oggetto che poi divenne simbolo nazionale dello Stato d'Israele nel 1948 (la Menorah dello stemma israeliano si basa proprio su questo rilievo).

Pannello sud: il trionfo di Tito

Il pannello mostra Tito sul carro trionfale, tirato da quattro cavalli (quadriga), con la dea Vittoria (Nike) che lo incorona dall'alto e la dea Roma che guida i cavalli. Tito è ritratto in abiti imperiali, con la corona d'alloro.

Il carro è circondato da littori e da figure simboliche. La composizione è in forte prospettiva, con il carro in movimento dal lato sinistro verso destra.

La volta dell'arco

Al centro della volta è scolpita una scena di apoteosi: Tito trasportato verso il cielo su un'aquila — il simbolo della divinizzazione imperiale. Questo motivo era convenzionale per gli imperatori defunti a cui era stato concesso il divus (status divino).

Il significato ebraico dell'arco

Per la comunità ebraica di Roma e più in generale per il mondo ebraico, l'Arco di Tito ha un significato profondamente differente da quello trionfale.

La tradizione del non passaggio

per molti secoli, gli ebrei romani osservarono la consuetudine di non passare sotto l'arco, per rifiuto simbolico di celebrare la distruzione del Tempio. Questa pratica fu seguita dalla comunità ebraica di Roma fino al 1948, quando la fondazione dello Stato d'Israele portò alla "restituzione simbolica" dell'arco: la comunità ebraica sfilò attraverso l'arco nella direzione opposta rispetto alla processione trionfale romana — come atto di trionfo postumo.

La Menorah come simbolo

il rilievo fu studiato scrupolosamente nel XIX e XX sec. quando si progettò l'emblema del neonato Stato d'Israele. La base a forma di ottagono visibile nel rilievo è diversa dalla rappresentazione tradizionale ebraica medievale; il design finale dell'emblema israeliano fu basato proprio sulla Menorah dell'Arco di Tito.

L'arco nel Medioevo

Come molti edifici del Foro Romano, l'Arco di Tito fu inglobato in strutture medievali. Nel XII–XIII sec. d.C. era parte integrante delle fortificazioni della famiglia Frangipane, che usarono la Velia come posizione difensiva all'interno di Roma. L'arco era parzialmente murato e trasformato in torre.

Questa trasformazione, paradossalmente, contribuì alla sua conservazione: i muri medievali protessero le fondazioni dall'estrazione sistematica di materiale edilizio che distrusse molte altre strutture del Foro.

Il restauro di Valadier (1821)

Nel 1821, papa Pio VII commissionò all'architetto Giuseppe Valadier il restauro dell'arco. Valadier dovette integrare numerose lacune nel marmo — parti mancanti degli attic, delle colonne e del coronamento.

Il restauro di Valadier è un esempio precoce di restauro filologico: le parti integrate sono in travertino, chiaramente distinguibile dal marmo pentelico originale. Questo principio — la distinzione visibile tra originale e restauro — anticipò di oltre un secolo i moderni principi del restauro architettonico.

Oggi è possibile vedere chiaramente questa distinzione: le parti chiare e lisce sono il marmo originale romano; le parti più scure e granulate sono il travertino di Valadier.

Influenza sugli archi trionfali successivi

L'Arco di Tito è il modello diretto di numerosi archi trionfali europei dei secoli successivi.

L'Arco di Costantino

(Roma, 315 d.C.) — il più grande arco trionfale romano sopravvissuto — si trova a pochi metri dall'Arco di Tito, alla fine della Via Sacra verso il Colosseo. Ha un fornice centrale più alto e due laterali minori, ma i principi compositivi derivano dall'Arco di Tito.

L'Arc de Triomphe

(Parigi, 1806–1836) di Jean-François Chalgrin fu commissionato da Napoleone come arco trionfale per le sue campagne. La struttura e il programma iconografico si ispirano direttamente all'antichità romana.

L'Arco della Pace

(Milano, 1807–1838) segue la medesima tradizione.

Come visitarlo oggi

L'Arco di Tito si trova alla fine orientale del Foro Romano, sulla Via Sacra, tra il Foro e il Colosseo. È incluso nel biglietto combinato Colosseo–Foro Romano–Palatino.

Per osservare i rilievi interni con la giusta attenzione:

  • I pannelli laterali sono meglio visibili con luce diurna moderata (la luce diretta del mezzogiorno crea riflessi)
  • La volta con l'apoteosi richiede di alzare lo sguardo all'interno dell'arco: è spesso trascurata dai visitatori
  • Il travertino di Valadier è più visibile nell'attico superiore e nelle colonne

Visitare con driver privato

L'Arco di Tito si trova sulla Via Sacra, accessibile a piedi dal Colosseo.

Visita l'Arco di Tito con autista privato: raggiungilo dal Colosseo in pochi minuti, con il biglietto combinato che include entrambi i siti. Servizio da €49. → Prenota il tuo autista su myromedriver.com

Domande frequenti

L'Arco di Tito è incluso nel biglietto del Foro Romano? Sì. Si trova all'interno dell'area del Foro Romano e il biglietto combinato (Colosseo + Foro + Palatino, €16) include l'accesso.

Perché gli ebrei tradizionalmente non passavano sotto l'Arco di Tito? Per rifiuto simbolico di celebrare la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la deportazione del popolo ebraico, rappresentate nei rilievi. La tradizione fu seguita dalla comunità ebraica di Roma per secoli.

La Menorah rappresentata sull'arco è quella originale del Tempio? Il rilievo rappresenta la Menorah portata a Roma nel 71 d.C. La Menorah originale fu poi portata a Cartagine dai Vandali nel 455 d.C. e le sue tracce si perdono dopo quel momento.

Perché alcune parti dell'arco hanno un colore diverso? Le parti più scure in travertino sono le integrazioni del restauro di Valadier (1821), chiaramente distinguibili dal marmo pentelico originale romano.

Qual è il rapporto tra l'Arco di Tito e l'emblema israeliano? La Menorah raffigurata nel pannello nord dell'arco fu usata come modello diretto per la Menorah nell'emblema dello Stato d'Israele (1949).

Articolo n. 42 — TIER S — MON-03 Foro Romano + Palatino

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