L'edificio di Agrippa: il primo Pantheon (27–25 a.C.)

Il primo Pantheon fu costruito da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, tra il 27 e il 25 a.C. come parte di un più ampio programma edilizio nella zona del Campo Marzio. L'iscrizione sul fregio del pronao dell'attuale edificio — M·AGRIPPA·L·F·COS·TERTIUM·FECIT («Marco Agrippa, figlio di Lucio, lo fece durante il suo terzo consolato») — si riferisce a questa costruzione originaria, non all'edificio di Adriano.

La forma dell'edificio di Agrippa è ancora dibattuta dagli studiosi: probabilmente aveva un pronao rettangolare orientato verso sud (non nord come oggi), con l'ingresso rivolto verso la Via della Palombella. Indagini stratigrafiche hanno rilevato strutture sotto il piano attuale coerenti con una pianta diversa dall'attuale rotonda.

Il Pantheon di Agrippa fu colpito da un incendio — presumibilmente sotto Domiziano (80 d.C.) — e restaurato. Un secondo incendio durante il regno di Traiano (110 d.C. circa) danneggiò gravemente la struttura.

Il Pantheon di Adriano (118–125 d.C.)

L'edificio che vediamo oggi fu costruito dall'imperatore Adriano tra il 118 e il 125 d.C. (forse completato intorno al 128), sostituendo la precedente struttura. La scelta di Adriano di mantenere sul fregio l'iscrizione di Agrippa — invece di inserire il proprio nome, come era prassi imperiale — era un gesto di rispetto verso i monumenti augustei della città, coerente con la sua politica generale di restituzione dell'onore ai predecessori.

Ricerche recenti, compresa l'analisi di bolli laterizi, datano la costruzione principalmente al regno di Adriano, con possibili lavori conclusivi sotto Antonino Pio (138–161 d.C.).

La rotonda

La rotonda è l'elemento architettonicamente rivoluzionario. Il diametro interno è di 43,3 metri — esattamente uguale all'altezza dal pavimento all'apice della cupola. L'edificio inscrive una sfera perfetta al proprio interno.

Le pareti sono spesse circa 6 metri alla base e si assottigliano man mano che salgono. Sedici grandi nicchie si aprono nella parete cilindrica: sette alternativamente rettangolari e curve contengono le edicole degli dei; quella opposta all'ingresso è l'esedra principale.

La cupola

La cupola del Pantheon è la più grande cupola in calcestruzzo non armato mai costruita — e lo è ancora oggi. La sua costruzione richiese un approccio ingegneristico sofisticato:

Composizione del calcestruzzo: la miscela non è uniforme. Alla base, dove le forze compressive sono maggiori, si usa aggregato di travertino e tufo (più pesante); salendo verso l'alto, si passa progressivamente a mattoni sbriciolati e, nella calotta finale, a pomice — uno dei materiali più leggeri disponibili all'epoca. Questo riduce progressivamente il peso della struttura nelle zone dove la cupola è più vulnerabile.

I cassettoni: il soffitto della cupola è articolato in cinque file di 28 cassettoni (140 in totale). Non erano solo decorativi: alleggerivano ulteriormente la massa della cupola riducendo il volume di calcestruzzo.

L'oculus: al vertice della cupola si apre un oculo circolare di 8,9 metri di diametro, l'unica fonte di luce naturale dell'interno. L'oculo è aperto — non è mai stato vetrato. Quando piove, l'acqua entra; il pavimento è leggermente convesso al centro e dotato di fori di scolo per gestire le precipitazioni.

Il fascio di luce che entra dall'oculo si muove durante il giorno attraverso lo spazio interno, illuminando progressivamente le pareti e il pavimento — un effetto che gli storici hanno interpretato come intenzionale, legato all'idea di un tempio che accoglie il cosmo.

Il pronao

Otto colonne monolitiche di granito grigio dell'Egitto formano la fila frontale del pronao (pronaos). Altre otto colonne, disposte in due file dietro, creano i tre corridoi che precedono l'ingresso. Le colonne hanno un fusto di circa 12 metri di altezza e i capitelli sono in marmo bianco.

Il pronao è collegato alla rotonda da un blocco di transizione (block di raccordo) che nasconde il salto di quota e la differenza formale tra i due elementi: uno dei nodi architettonici più sofisticati dell'antichità.

Il Pantheon romano e la sua funzione

Il nome «Pantheon» significa letteralmente «tutti gli dei» (dal greco pan + theos). La funzione precisa dell'edificio nell'antichità non è del tutto chiara. Non era certamente un tempio tradizionale: la rotonda non permetteva i rituali esterni tipici del culto romano. Alcuni studiosi interpretano l'edificio come uno spazio per il culto imperiale, altri come un luogo dedicato alla costellazione degli dei planetari.

Cassio Dione, scrittore del III secolo d.C., riferisce che il nome fu scelto per la bellezza delle statue degli dei o perché la cupola assomigliava al cielo.

La donazione di Foca e la conversione a chiesa (609 d.C.)

Il momento più importante per la sopravvivenza del Pantheon fu il 609 d.C., quando l'imperatore bizantino Foca donò l'edificio a papa Bonifacio IV. Il pontefice lo consacrò come chiesa cristiana dedicata alla Vergine Maria e a tutti i martiri: Santa Maria ad Martyres.

Questo atto fu determinante: la proprietà ecclesiastica proteggeva l'edificio dalle demolizioni e dai saccheggi di materiali che avevano distrutto o gravemente danneggiato quasi tutti gli altri edifici romani antichi. I marmi interni, le colonne, la cupola sopravvissero perché il Pantheon era in uso come luogo di culto attivo.

La consacrazione avvenne con un gesto simbolico: Bonifacio IV fece trasferire nel Pantheon le ossa di numerosi martiri dalle catacombe romane, trasformando il tempio pagano in una reliquia cristiana. La festa di Tutti i Santi (1° novembre), istituita in connessione con questa dedicazione, è ancora oggi una delle ricorrenze del calendario liturgico cattolico.

Il Medioevo: tra uso e spoliazione

Nonostante la protezione ecclesiastica, il Pantheon non fu risparmiato da tutte le spoliazioni medievali:

  • 663 d.C.: l'imperatore Costante II visitò Roma e fece rimuovere le tegole bronzee che ricoprivano il pronao, portandole a Costantinopoli (dove andarono poi perdute).
  • 735 d.C. circa: papa Gregorio III fece aggiungere una copertura sostitutiva al pronao.
  • Il bronzo del portico: il celebre episodio dell'«Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini» — «Ciò che i barbari non fecero, lo fecero i Barberini» — si riferisce alla decisione di papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) nel 1625–1626 di far rimuovere le travi bronzee del portico per fondere cannoni per Castel Sant'Angelo e il baldacchino di San Pietro, progettato da Bernini. Il fatto che questa demolizione sia stata attribuita ai «barbari» Barberini riflette l'indignazione che suscitò tra i contemporanei.

Il Rinascimento e la sepoltura di Raffaello (1520)

Nel Rinascimento, il Pantheon divenne un punto di riferimento architettonico fondamentale. Brunelleschi studiò attentamente la cupola prima di progettare quella di Santa Maria del Fiore a Firenze. Michelangelo commentò che la cupola sembrava opera «di un angelo, non di un uomo».

Il 6 aprile 1520, Raffaello Sanzio morì a Roma a 37 anni. Fu sepolto nel Pantheon — un onore rarissimo per un artista non nobile — per sua esplicita richiesta e in rispetto della volontà del papa Leone X. La tomba di Raffaello si trova nella terza nicchia a sinistra dell'ingresso. Sul sarcofago è incisa l'epigrafe latina: Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci / rerum magna parens et moriente mori («Qui giace Raffaello: mentre era in vita, la grande madre di tutte le cose temette di essere superata; quando morì, temette di morire anch'essa»).

I re d'Italia nel Pantheon

Dopo l'unità d'Italia (1861), il Pantheon acquisì un nuovo ruolo come pantheon nazionale. I primi due re d'Italia vi sono sepolti:

  • Vittorio Emanuele II (morto il 9 gennaio 1878): fu il primo re d'Italia; il Pantheon fu scelto come sua tomba per volontà del governo.
  • Umberto I (assassinato a Monza il 29 luglio 1900): il secondo re d'Italia fu anch'egli sepolto nel Pantheon, insieme alla moglie Margherita di Savoia (morta nel 1926).

La presenza delle tombe reali ha segnato il Pantheon come luogo simbolico dell'identità nazionale italiana, funzione che ha mantenuto fino alla proclamazione della Repubblica (1946).

Il Pantheon oggi

Il Pantheon è oggi al tempo stesso chiesa cattolica attiva (Santa Maria ad Martyres) e monumento nazionale. La messa domenicale viene celebrata regolarmente.

Dal luglio 2023, per la prima volta nella storia, l'ingresso al Pantheon è a pagamento (€5 a persona). Precedentemente l'accesso era gratuito. La misura ha suscitato polemiche, ma i fondi raccolti sono destinati alla manutenzione del monumento.

Il Pantheon rimane uno degli edifici più visitati al mondo, con oltre 6 milioni di visitatori all'anno. È aperto tutti i giorni, con orari variabili: in genere 9:00–19:00 (lunedì–sabato) e 9:00–18:00 (domenica). Chiuso il 1° gennaio e il 25 dicembre.

Visita il Pantheon con autista privato

Il Pantheon si trova nel cuore del centro storico di Roma, in una delle zone con più restrizioni al traffico. Raggiungere il monumento con mezzi propri è complicato; il parcheggio nelle vicinanze è quasi impossibile.

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Domande frequenti

Da quando è a pagamento il Pantheon? Dal luglio 2023. Il biglietto intero costa €5 (riduzioni per residenti romani, giovani e categorie specifiche). In precedenza l'ingresso era gratuito.

Dove si trova la tomba di Raffaello? Nella terza nicchia a sinistra dell'ingresso principale, dedicata alla Madonna del Sasso. Il sarcofago in marmo fu donato dal cardinale Bembo e l'epigrafe fu scritta da Pietro Bembo.

Il Pantheon è ancora una chiesa attiva? Sì. La messa domenicale viene celebrata regolarmente. Il Pantheon è dedicato a Santa Maria ad Martyres e mantiene la funzione di luogo di culto cattolico accanto a quella di monumento turistico.

Come si chiama il buco nel soffitto del Pantheon? Si chiama oculus (in latino: «occhio»). Ha un diametro di 8,9 metri. È aperto — non è mai stato vetrato. Quando piove, l'acqua entra e scola attraverso aperture nel pavimento.

Perché la cupola del Pantheon non è mai crollata? La cupola regge per la composizione progressivamente più leggera del calcestruzzo, per i cassettoni che riducono la massa, e per l'arco compressivo generato dalla geometria circolare che distribuisce le forze verso il basso lungo le pareti. Non ci sono tiranti metallici: tutta la stabilità dipende dalla geometria e dalla qualità del calcestruzzo romano.

Articolo n. 61 — TIER S — MON-04 Pantheon

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