Raffaello Sanzio: breve profilo

Raffaello Sanzio nacque a Urbino il 6 aprile 1483 e morì a Roma il 6 aprile 1520, esattamente nel giorno del suo trentasettesimo compleanno. Figlio del pittore Giovanni Santi, si formò prima nella bottega del padre, poi a Perugia con il Perugino, e giunse a Firenze intorno al 1504 dove studiò Leonardo e Michelangelo.

Nel 1508 fu chiamato a Roma da papa Giulio II per decorare le Stanze del Vaticano. La Stanza della Segnatura, completata intorno al 1511, con la Scuola di Atene e la Disputa del Sacramento, lo rese il pittore più ammirato del suo tempo. Negli anni successivi Raffaello divenne di fatto il direttore artistico della curia papale sotto Leone X: coordinò i lavori delle Stanze, progettò arazzi, sovrintese agli scavi antichi, contribuì alla progettazione della nuova Basilica di San Pietro dopo la morte di Bramante nel 1514.

Al momento della morte, Raffaello era considerato il pittore supremo della civiltà cristiana — non semplicemente il miglior pittore vivente, ma una figura in cui si incarnava l'ideale dell'artista umanista.

La morte improvvisa e le sue circostanze

Il 6 aprile 1520, Raffaello morì a Roma dopo una breve malattia. Le fonti contemporanee parlano di una «febre acuta» che lo colpì e lo uccise in pochi giorni. Giorgio Vasari, nelle Vite (prima edizione 1550), narra che la morte sopraggiunse dopo un periodo di eccessi, ma questa versione è generalmente considerata romanzata.

La malattia durò circa quindici giorni. Prima di morire, Raffaello ricevette l'estrema unzione, sistemò le sue questioni testamentarie e lasciò un lascito specifico: designò la sua compagna Margherita Luti — la «Fornarina» della tradizione, forse identificabile con la giovane ritratta nell'opera omonima — come beneficiaria, e assegnò fondi sufficienti per il suo mantenimento e quello dei suoi assistenti.

Il lutto fu immediato e straordinario. Le fonti documentano che la sua salma fu esposta nella bottega prima dei funerali, con i quadri che stava lavorando posti accanto al cadavere — inclusa la grande Trasfigurazione, oggi ai Musei Vaticani, che non aveva terminato. Il corteo funebre fu partecipato da una folla enorme secondo i testimoni dell'epoca.

La scelta del Pantheon come luogo di sepoltura

La decisione di seppellire Raffaello nel Pantheon non era scontata. La sepoltura in una grande chiesa era normale per figure eminenti, ma il Pantheon era una scelta eccezionale: era il monumento antico più integro di Roma, recentemente trasformato in chiesa, e portava il peso simbolico dell'intera civiltà classica.

La scelta fu facilitata dal fatto che Raffaello aveva lui stesso acquistato una cappella nel Pantheon mentre era in vita. Secondo le fonti, egli aveva comprato l'edicola nella quale si trova ancora oggi la sua tomba, con l'intenzione di farne restaurare un altare dedicato alla Madonna — la Madonna del Sasso (o del Pantheon), oggi identificata con la statua scolpita da Lorenzetto nel 1524 su commissione del cardinale Bibbiena, amico e protettore di Raffaello.

Questo acquisto preventivo di una cappella nel monumento più venerato di Roma dice molto sull'autoconsapevolezza di Raffaello e sul suo posizionamento nell'immaginario dell'élite culturale romana. Raffaello non era semplicemente un artigiano al servizio di committenti potenti: era una figura pubblica di primo piano, consapevole del proprio ruolo nella storia dell'arte e della civiltà.

Il sepolcro e l'iscrizione

La tomba di Raffaello è un sarcofago antico in marmo, collocato in una nicchia della parete della rotonda, all'interno di un'edicola architettonica. Sopra la nicchia è incisa la celebre iscrizione latina composta da Pietro Bembo, il grande umanista e cardinale veneziano, amico di Raffaello:

ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI

La traduzione è:

Qui giace Raffaello, dal quale, mentre era in vita, la grande madre delle cose [la Natura] temeva di essere vinta, e quando egli morì, temeva di morire anche lei.

L'iscrizione è tra le più citate della storia della letteratura latina moderna. Il suo concetto è audace: Raffaello era così prossimo alla perfezione naturale che la Natura stessa ne temeva la supremazia. Con la sua morte, la Natura rischiava di morire insieme a lui.

Sotto la nicchia è apposta una targa più tarda con la data di nascita e di morte e la conferma dell'identificazione dei resti.

La Madonna del Sasso e l'altare votivo

Accanto alla tomba, nell'edicola, si trova la statua della Madonna del Sasso (o Madonna col Bambino), scolpita da Lorenzetto (Lorenzo Lotti) nel 1524, quattro anni dopo la morte di Raffaello. La statua fu eseguita su commissione dell'amico e protettore di Raffaello, il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, che morì nel 1520 — lo stesso anno di Raffaello.

La statua è in marmo bianco e rappresenta la Vergine col Bambino in uno stile post-raffaellesco. Lorenzetto era uno degli assistenti più stretti di Raffaello nella bottega romana; la commissione della statua da parte di Bibbiena è un atto di continuità e omaggio.

L'edicola nel suo insieme — tomba, statua, iscrizione — è uno dei rari esempi in cui la tradizione del monumento funebre umanistico si fonde con la devozione religiosa e il culto dell'artista.

Raffaello e la costruzione del mito del genio

La morte di Raffaello a 37 anni, nel pieno delle sue capacità creative, contribuì potentemente alla costruzione del mito del genio artistico morto prematuramente. Questa struttura narrativa — il talento straordinario reciso prima del suo compimento — divenne un topos ricorrente nella storia dell'arte occidentale.

Giorgio Vasari elaborò questa mitologia nelle Vite degli artisti: Raffaello era per lui l'incarnazione dell'ideale rinascimentale dell'uomo universale, capace di eccellere nella pittura, nell'architettura, nel disegno, nelle relazioni sociali. La sua gentilezza, la sua facilità di relazione con i potenti, la sua generosità con gli allievi erano parte integrante del ritratto.

Il Pantheon come luogo di sepoltura amplificò questo mito: nella stessa struttura in cui i romani avevano un tempo onorato tutti gli dei, ora riposava il pittore più divino dell'età moderna. Il parallelismo era esplicito già ai contemporanei.

La riapertura della tomba nel 1833

Nel 1833, in seguito a dubbi sull'autenticità dei resti, fu decisa l'apertura del sarcofago per una verifica. Il sopralluogo, condotto con una certa solennità, confermò la presenza di uno scheletro completo, identificato come quello di Raffaello sulla base della corrispondenza con le descrizioni storiche (in particolare la postura e alcune caratteristiche anatomiche).

L'evento fu documentato e pubblicizzato: la «riscoperta» dei resti di Raffaello nel 1833 fu essa stessa un momento significativo nella storia del culto dell'artista nell'Ottocento. Nei decenni successivi l'Accademia di San Luca e altre istituzioni culturali si impegnarono per il restauro e la valorizzazione della tomba.

Il Pantheon come pantheon degli artisti

La sepoltura di Raffaello stabilì un precedente che trasformò il Pantheon in un luogo di memorializzazione artistica. Nei decenni e secoli successivi, altri artisti o figure di rilievo culturale furono sepolti o commemorati nel Pantheon:

  • Baldassarre Peruzzi (1536), architetto senese che lavorò a Roma
  • Giovanni da Udine (1561), collaboratore di Raffaello nelle grottesche vaticane
  • Flaminio Vacca (1605), scultore
  • Varie commemorazioni di cardinali legati alle arti

Questo uso del Pantheon come luogo di celebrazione degli artisti anticipò la tradizione ottocentesca dei pantheon nazionali — da Westminster Abbey con i poeti inglesi al Panthéon parigino con i grandi uomini di Francia.

Raffaello e il Pantheon dopo l'Unità d'Italia

Con l'Unità d'Italia (1861), il Pantheon acquisì una nuova funzione come pantheon laico della nazione. La tomba di Raffaello, presente nel Pantheon da oltre tre secoli, si trovò improvvisamente affiancata dalle tombe dei re sabaudi: Vittorio Emanuele II (1878) e Umberto I (1900).

Questa convivenza — l'artista supremo del Rinascimento e i re della nuova Italia — non era priva di tensioni simboliche. Raffaello era morto nel 1520 come servitore delle corti papalee e dei principi; la nuova Italia laica lo rivendicava come proprio patrimonio culturale.

Come visitare la tomba oggi

La tomba di Raffaello si trova sulla parete sinistra della rotonda rispetto all'ingresso principale, nella terza nicchia. Il Pantheon è aperto al pubblico con biglietto a pagamento (dal luglio 2023, €5). La tomba è visibile senza restrizioni particolari dall'interno; non è possibile avvicinarsi fisicamente al sarcofago oltre le transenne.

La cappella votiva è ancora officiata occasionalmente. Il 6 aprile, anniversario della nascita e della morte di Raffaello, è consuetudine che l'Accademia di San Luca deponga fiori alla tomba.

Visita il Pantheon con autista privato

Il Pantheon si trova in piena zona a traffico limitato nel centro storico di Roma. Non è possibile accedere in auto propria alla Piazza della Rotonda.

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Domande frequenti

Perché Raffaello è sepolto nel Pantheon e non in una chiesa dedicata agli artisti? Raffaello aveva acquistato in vita una cappella nel Pantheon con l'intenzione di dedicarla alla Madonna. La sua morte improvvisa trasformò questo spazio in mausoleo. Non esisteva all'epoca una «chiesa degli artisti»: il Pantheon era la scelta più ambiziosa possibile.

Chi è l'autore dell'iscrizione sulla tomba? L'iscrizione latina fu composta da Pietro Bembo, cardinale e umanista veneziano, uno dei maggiori letterati del Cinquecento italiano. Bembo e Raffaello si frequentavano negli stessi ambienti culturali romani.

Cosa si vede sulla tomba di Raffaello? Un sarcofago antico in marmo entro una nicchia architettonica, sormontato dall'iscrizione di Bembo e dalla statua della Madonna del Sasso di Lorenzetto. Una targa più moderna aggiunge le date di nascita e morte.

La Fornarina è sepolta vicino a Raffaello? No. La «Fornarina» — la giovane dei ritratti, tradizionalmente identificata con Margherita Luti — non è sepolta al Pantheon. La sua biografia dopo la morte di Raffaello è scarsamente documentata.

È vero che Raffaello morì lo stesso giorno in cui era nato? Sì, secondo le fonti storiche. Raffaello nacque il 6 aprile 1483 e morì il 6 aprile 1520 — esattamente nel giorno del suo 37° compleanno. Questa coincidenza fu sottolineata già dai contemporanei e contribuì all'aura mitica intorno alla sua figura.

Articolo n. 64 — TIER S — MON-04 Pantheon

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