1503–1506: Giulio II e il progetto di Bramante

Quando Rodrigo Borgia morì nel 1503, il nuovo papa Giulio II della Rovere — uomo di guerra e di cultura, committente della Cappella Sistina e di San Pietro — decise di riunire le sculture antiche che aveva accumulato come cardinale. Lo spazio scelto fu un giardino a nord del palazzo papale, separato dagli appartamenti da un lungo corridoio.

Donato Bramante

ricevette l'incarico di progettare questo "Casino delle Statue" — un'area all'aperto con aiuole, alberi d'arancio, fontane, e nicchie alle pareti per le sculture. Il progetto, terminato tra il 1504 e il 1506, era concepito come un giardino di delizie privato, non come un museo pubblico. L'accesso era riservato a ospiti selezionati, ambasciatori e artisti.

Il nome Belvedere — letteralmente "bel vedere" — si riferiva alla vista sulla campagna romana che si godeva dall'alto del colle. Era, in senso letterale, un luogo privilegiato per guardare.

1506: la scoperta del Laocoonte

Il 14 gennaio 1506 fu una delle date più importanti nella storia dell'arte occidentale. In un vigneto sul colle Oppio, vicino alle Terme di Traiano, operai che scavavano per costruire una cantina portarono alla luce un gruppo marmoreo di proporzioni straordinarie.

Giulio II mandò immediatamente Michelangelo e Giuliano da Sangallo a esaminare la scoperta. Sangallo riconobbe sul posto il gruppo scultoreo descritto da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia come "opera superiore a ogni altra pittura e scultura": il Laocoonte, opera degli scultori rodii Agesandro, Atanodoro e Polidoro, databile tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.

Il gruppo raffigura il sacerdote troiano Laocoonte e i suoi due figli avvolti dai serpenti inviati da Poseidone — punizione per aver tentato di avvertire i Troiani del cavallo di legno. L'espressione del dolore fisico e della resistenza morale, la torsione dei corpi, la varietà di emozioni nei tre volti — ogni elemento sembrava incarnare il meglio dell'arte antica.

Giulio II acquistò immediatamente la scultura e la trasferì nel Cortile del Belvedere.

L'impatto immediato: Michelangelo e il Laocoonte

Michelangelo rimase profondamente colpito dalla scoperta. Gli storici dell'arte hanno documentato con precisione l'influenza del Laocoonte su opere michelangesche successive:

  • Il prigioniero ribelle della Tomba di Giulio II mostra la stessa torsione del torso e la stessa tensione muscolare del Laocoonte
  • I Dannati del Giudizio Universale riprendono la postura del figlio maggiore
  • La figura di Adamo nella Creazione sul soffitto della Cappella Sistina riflette il problema compositivo del braccio destro del Laocoonte

Quest'ultimo punto ha un retroscena storico: il braccio destro del Laocoonte era mancante al momento della scoperta. Raffaello organizzò un concorso tra scultori per proporre il braccio corretto. Michelangelo sostenne che il braccio doveva essere piegato verso il corpo; altri proposero un braccio teso. Per secoli fu montato il braccio teso di Giovanni Montorsoli. Nel 1906 fu ritrovata la soluzione originale: il braccio era effettivamente piegato, come aveva intuito Michelangelo.

L'Apollo del Belvedere

L'Apollo del Belvedere era già nella collezione di Giulio II quando fu trasferito nel Cortile nel 1506. La scultura — una copia romana in marmo di un originale bronzeo greco del IV sec. a.C., attribuito allo scultore Leocare — era stata trovata nelle vicinanze di Anzio nella seconda metà del Quattrocento.

L'Apollo rappresenta il dio dopo aver scocciato una freccia — il gesto è catturato nell'istante immediatamente successivo al tiro. Il braccio sinistro teso, il mantello che vola all'indietro, il passo in avanti: la scultura esprime velocità e divinità contemporaneamente.

Johann Joachim Winckelmann, nel 1764, scrisse dell'Apollo del Belvedere la descrizione più celebre della storia dell'arte: "Nell'Apollo del Belvedere si è raggiunta la più alta idealità dell'arte... il suo aspetto è come un eterno primavera, come una giovinezza florida in eterna beatitudine." Questo testo fondò la categoria estetica del Sublime classico — l'idea che l'arte greca incarnasse un ideale irraggiungibile.

Nel XIX secolo, con il Romanticismo e la rivalutazione delle origini greche (piuttosto che romane), si capì che l'Apollo era una copia. Ma la sua influenza era ormai inscritta nella storia della cultura europea.

Il Torso del Belvedere

Il Torso del Belvedere è firmato sulla base: Apollonios Nestoros Athenaios epoiei — "Apollonio figlio di Nestore di Atene lo fece." La firma è del I sec. a.C. La scultura — un frammento di figura maschile seduta, senza testa né braccia — era nota a Roma già dal XV secolo.

Michelangelo lo venerava apertamente. Lo chiamava "la scuola della scultura" e lo portava in visita a illustri ospiti. Secondo Vasari, rifiutò di restaurarlo per non contaminare la perfezione del frammento. Gli storici dell'arte hanno identificato l'influenza del Torso nelle figure dei Profeti e Sibille del soffitto sistino — in particolare nel modo in cui i corpi si torcono per leggere o guardare in direzioni diverse.

L'identità del soggetto rimane controversa: potrebbe essere Ercole, Polifemo, Ajax, o Filottete. L'ambiguità era probabilmente intenzionale: una rappresentazione della potenza fisica pura, senza narrativa specifica.

La trasformazione in museo: Pio VI e Simonetti (1771)

Dall'apertura bramantesca del 1506, il Cortile del Belvedere rimase un giardino all'aperto per quasi tre secoli. Nel 1771, papa Pio VI decise di trasformarlo in museo chiuso.

L'architetto Michelangelo Simonetti progettò quattro grandi nicchie agli angoli del cortile, creando la forma ottagonale che gli è rimasta. Ogni nicchia fu progettata come un piccolo gabinetto separato — una stanza nell'aria — con una scultura principale al centro e sedute per gli osservatori.

Il risultato fu il Museo Pio-Clementino, inaugurato da Pio VI nel 1772 e completato sotto Pio VII. Fu il primo grande museo moderno progettato come percorso educativo con sculture antiche: il prototipo di tutti i musei nazionali europei del XIX secolo.

Napoleone e il ritorno delle sculture

Nel 1797, il Trattato di Tolentino impose al Vaticano la cessione di 100 opere d'arte come indennità di guerra. Tra queste, il Laocoonte e l'Apollo del Belvedere. Trasportati a Parigi, furono esposti al Louvre come simboli della gloria culturale napoleonica.

Quando Napoleone cadde, il Congresso di Vienna (1815) stabilì la restituzione delle opere d'arte. L'incaricato vaticano era Antonio Canova — il più grande scultore vivente — che negoziò il ritorno di 97 delle 100 opere.

Nel frattempo, Pio VII aveva commissionato a Canova due sculture per riempire i posti lasciati vuoti dal Laocoonte e dall'Apollo: il Perseo con la testa di Medusa (1800–1801) e i Pugilatori Creugas e Damosseno (1801–1806). Quando le sculture antiche tornarono, il Perseo rimase nel Cortile Ottagono — dove si trova ancora — come testimonianza paradossale dell'assenza temporanea e del ritorno.

La scultura dell'Apoxyomenos

L'Apoxyomenos ("l'atleta che si raschia") è una copia romana di un originale bronzeo di Lisippo del 320 a.C. circa. La figura raffigura un atleta che si raschia l'olio e la polvere dal corpo con uno strigile dopo la gara.

Il gesto — le braccia tese in avanti, la testa girata di lato — spezza la frontalità della scultura greca precedente. Lisippo è considerato il primo scultore greco ad aver utilizzato sistematicamente il punto di vista multiplo: la scultura funziona dall'angolazione frontale ma anche da diversi lati, essendo concepita per essere girata intorno.

L'Apoxyomenos fu trovato a Roma nel 1849 ed è esposto nel Cortile Ottagono dal 1854.

Winckelmann nel Cortile del Belvedere

Johann Joachim Winckelmann

(1717–1768) era un erudito tedesco che arrivò a Roma nel 1755 e ottenne l'accesso al Cortile del Belvedere come bibliotecario del cardinale Albani. Le sue visite ripetute al Laocoonte e all'Apollo del Belvedere generarono due testi fondamentali: la Geschichte der Kunst des Altertums (1764) e il saggio sull'"imitazione delle opere greche" del 1755.

Winckelmann fu il primo a proporre una periodizzazione storica dell'arte classica — stile arcaico, stile sublime, stile bello, stile dell'imitazione — e a distinguere tra arte greca originale e copie romane. Fu anche il primo a fare della "bellezza ideale" il criterio centrale della storia dell'arte.

Il suo assassinio a Trieste nel 1768 — per mano di un criminale di strada che gli aveva sottratto alcune monete d'oro — aggiunse alla sua figura una dimensione tragica che ne amplificò la leggenda.

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Domande frequenti

Il Laocoonte è originale o una copia? È quasi certamente un originale, non una copia. La datazione è contestata — tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. — ma la qualità dell'esecuzione suggerisce un lavoro originale, non una replica romana di un bronzeo greco precedente.

L'Apollo del Belvedere è originale? No. È una copia in marmo di un originale bronzeo greco del IV sec. a.C. L'originale è andato perduto. La copia fu realizzata in epoca romana, probabilmente nel I-II sec. d.C.

Il Torso del Belvedere è stato restaurato? No. Michelangelo rifiutò di restaurarlo; nei secoli successivi si decise di rispettare questo precedente. Il frammento è esposto così come fu trovato.

Il Perseo di Canova è ancora nel Cortile Ottagono? Sì. Occupa una delle nicchie originariamente pensata per l'Apollo, affiancato dai due Pugilatori.

Winckelmann è sepolto a Roma? Sì. È sepolto nel Duomo di Trieste, città in cui fu ucciso. Ma la maggior parte della sua carriera e delle sue opere è legata a Roma e alle sculture del Cortile del Belvedere.

Articolo n. 39 — TIER S — MON-02 Musei Vaticani + Cappella Sistina

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