Due monumenti, due rivali

Al centro di Piazza Navona si trova la Fontana dei Quattro Fiumi (1651) di Gian Lorenzo Bernini. Sul lato occidentale, a pochi metri di distanza, si innalza la facciata della Chiesa di Sant'Agnese in Agone (1652–1672) di Francesco Borromini. Due opere monumentali dello stesso periodo, dello stesso luogo, di due artisti che si detestarono per tutta la vita.

La storia di Bernini e Borromini è la storia della rivalità più leggendaria dell'arte occidentale — e Piazza Navona ne è il campo di battaglia definitivo.

Chi erano

Gian Lorenzo Bernini

(1598–1680) era il genio dell'establishment. Figlio di un pittore toscano, crebbe alla corte pontificia e divenne l'artista preferito di ben sei papi. Era mondano, affascinante, brillante nel lavoro e nelle relazioni. Dipingeva, scolpiva, progettava architettura, scriveva commedie. Era il simbolo vivente del barocco trionfante.

Francesco Borromini

(1599–1667) era il suo opposto: introverso, solitario, tormentato. Figlio di un muratore lombardo, era partito da Roma come umile scalpellino nel cantiere di San Pietro. Aveva lavorato come assistente di Bernini — un rapporto che lasciò in lui un rancore permanente. Mentre Bernini costruiva per i papi, Borromini costruiva per ordini religiosi e clienti meno potenti. Si suicidò nel 1667.

Visioni opposte del barocco

I due artisti incarnano due concezioni radicalmente diverse dell'architettura e della scultura.

Bernini

lavorava con il senso del teatro: le sue opere sono progettate per stupire il visitatore con un colpo d'occhio, per creare meraviglia immediata. La fontana dei Quattro Fiumi è pensata per essere vista dall'intera piazza: un obelisco che si innalza da una roccia traforata, figure che si contorcono nello spazio.

Borromini

era ossessionato dalla geometria: le sue piante sono costruite su triangoli, ellissi, forme curve che si intersecano. La sua architettura — Sant'Agnese, San Carlo alle Quattro Fontane, Sant'Ivo alla Sapienza — è sperimentale, complessa, a volte incomprensibile a prima vista. Preferiva il marmo bianco e le superfici puramente architettoniche alla decorazione scultorea.

La facciata di Sant'Agnese

La Chiesa di Sant'Agnese in Agone fu iniziata nel 1652 dal papa Innocenzo X, che voleva una chiesa di famiglia a ridosso del suo palazzo. I lavori iniziarono con Girolamo e Carlo Rainaldi, ma nel 1653 Borromini prese il controllo del progetto.

La facciata è un capolavoro di architettura dinamica: concava (cioè rientrante verso il centro), con due campanili laterali che incorniciano la cupola. La concavità crea una tensione visiva che «aspira» il visitatore verso l'ingresso. Bernini aveva proposto facciate convesse; Borromini scelse la soluzione opposta.

Nel 1657 Borromini fu allontanato dal progetto — probabilmente per contrasti con la committenza — e i lavori furono completati da altri architetti.

La leggenda del gesto

La statua del Río de la Plata nella fontana di Bernini alza il braccio in direzione della facciata di Sant'Agnese. Il Nilo tiene velato il capo. Secondo la leggenda — nata nel XVIII secolo — si tratta di gesti consapevoli: Bernini avrebbe raffigurato la paura di fronte all'edificio di Borromini e avrebbe coperto gli occhi del Nilo per non vederlo.

La leggenda è storicamente impossibile: il Velo del Nilo si spiega con la sorgente ignota del fiume; il braccio alzato della Plata era già nel modello del 1648, tre anni prima che Borromini iniziasse la facciata. Ma la storia è troppo bella per essere abbandonata.

L'eredità

In vita, Bernini fu il vincitore: ricco, famoso, protetto dai papi. Borromini morì solo, lasciando metà delle sue opere incompiute.

Nella storia dell'architettura moderna, il giudizio si è capovolto. Borromini — con la sua geometria audace, il dinamismo delle superfici, l'astrazione anti-classica — è diventato il precursore dell'architettura moderna. Frank Lloyd Wright e Le Corbusier studiarono il suo lavoro. Bernini rimane il supremo scenografo del barocco; Borromini è il rivoluzionario che nessuno capiva fino in fondo.

Con autista privato

Raggiungi Piazza Navona con un autista privato. Dal tuo hotel, aeroporto o stazione — diretto e puntuale. Servizio da 49 €. → Prenota su myromedriver.com

Domande frequenti

Bernini e Borromini si conoscevano personalmente? Sì. Borromini lavorò come scalpellino sotto la supervisione di Bernini nel cantiere di San Pietro. Il rapporto fu conflittuale e lasciò in Borromini una profonda amarezza.

Perché Borromini viene oggi considerato più importante di Bernini da molti architetti? Perché l'architettura moderna si sviluppò nella direzione di Borromini: geometria astratta, dinamismo spaziale, rifiuto dell'ornamento classico. Bernini rimane insuperabile come scultore e scenografo, ma la sua architettura fu meno influente sulle generazioni successive.

Articolo n. 144 — TIER S — MON-08 Piazza Navona

Il conflitto come mito e come realtà

La rivalità tra Gian Lorenzo Bernini (1598–1680) e Francesco Borromini (1599–1667) è uno dei capitoli più raccontati della storia dell'arte. I due artisti erano coetanei, lavorarono spesso per gli stessi committenti, e svilupparono stili radicalmente diversi: monumentale e teatrale quello di Bernini, geometrico e inquieto quello di Borromini.

In Piazza Navona la "guerra" è visibile: la Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini (1651) fu commissionata da Innocenzo X, che inizialmente preferiva Borromini. Bernini ottenne la commissione grazie a un modello di fontana fatto realizzare di nascosto e presentato al papa tramite un cardinale amico. Innocenzo X, vedendolo, avrebbe detto: "Chi ce lo ha messo davanti agli occhi questo? Bisogna assolutamente che sia Bernini a farlo."

La chiesa di Sant'Agnese in Agone fu affidata a Borromini nel 1653 — due anni dopo la fontana. Il gesto del Rio della Plata che solleva il braccio "come per schermarsi" dalla chiesa è un'aggiunta popolare posteriore: la scultura fu completata prima dell'inizio dei lavori di Sant'Agnese.

Due stili a confronto

Nella piazza si possono studiare i due approcci fianco a fianco. La fontana di Bernini è narrativa, esuberante, popolata di figure: ogni elemento racconta una storia. La facciata concava di Sant'Agnese in Agone di Borromini è astrazione geometrica: due torri campanarie che abbracciano una cupola, il tutto in un movimento ondulatorio che sembra sfidare la struttura muraria stessa.

Leggi anche

Tipo: STORICO Parole: ~800