La fondazione: Gregorio XVI e l'egittomania del XIX secolo
Nel 1822, Jean-François Champollion decifrava la Stele di Rosetta e apriva l'accesso alla lettura dei geroglifici egizi. L'impatto culturale fu immediato: in tutta Europa si moltiplicarono le spedizioni archeologiche in Egitto e si aprirono musei dedicati.
Papa Gregorio XVI aveva già accumulato una collezione di reperti egizi disorganizzata: mummie, vasi canopi, statuette, pezzi provenienti da acquisti privati e da scavi italiani. Nel 1839 commissionò l'allestimento sistematico di queste raccolte in un museo permanente, affidando la cura scientifica al padre domenicano Luigi Maria Ungarelli — uno dei pochi egittologi italiani dell'epoca.
Il risultato fu il Museo Gregoriano Egizio, aperto nello stesso anno nel piano inferiore del Cortile della Pigna, negli spazi costruiti sotto il pontificato di Pio VI.
Egitto a Roma: il contesto storico
Per comprendere la collezione vaticana, è necessario capire perché Roma fosse piena di oggetti egizi. L'Egitto entrò nell'orbita romana con la conquista di Augusto nel 30 a.C., dopo la morte di Cleopatra. Roma assimilò il culto di Iside — divinità egizia con attributi materni — che divenne uno dei culti più diffusi nell'Impero Romano.
Con il culto di Iside arrivarono gli obelischi (molti dei quali si trovano ancora a Roma), le statue di divinità egiziane e gli oggetti rituali. La Villa Adriana a Tivoli (II sec. d.C.) è il caso più estremo: Adriano aveva visitato l'Egitto nel 130 d.C., rimase profondamente colpito dalla civiltà egizia, e nella sua villa ricostruì edifici ispirati a luoghi egizi — tra cui il Canopo, una riproduzione del canale di Alessandria. Da Villa Adriana proviene una parte significativa della collezione vaticana.
Le opere principali
Il Naoforo di Udjahorresnet
Il Naoforo di Udjahorresnet (VI–V sec. a.C.) è uno dei reperti più importanti della collezione. Un naoforo è una statua che porta un naos — una piccola cappella contenente l'immagine di una divinità. Udjahorresnet era un alto funzionario egizio che collaborò con i conquistatori persiani di Cambise II e Dario I.
L'importanza eccezionale del pezzo sta nelle iscrizioni autobiografiche incise su tutto il corpo della statua: Udjahorresnet descrive come abbia collaborato con i Persiani pur rimanendo fedele alle tradizioni egiziane, difese i templi egizi dalla distruzione e ottenne da Dario I il permesso di restaurarli. È un documento storico e non solo artistico: la testimonianza in prima persona di un funzionario che sopravvisse alla conquista straniera.
Le mummie e i sarcofagi
La collezione comprende mummie databili dal Nuovo Regno al periodo greco-romano. I sarcofagi mostrano l'evoluzione del materiale funerario egizio: dalla pietra calcarea della XVIII Dinastia al cartonnage dipinto del periodo tolemaico. Le mummie sono conservate in condizioni stabili e visibili al pubblico.
I vasi canopi
I vasi canopi (dal villaggio egiziano di Canopo) erano usati per conservare gli organi interni del defunto durante la mummificazione. Il coperchio di ciascun vaso era modellato come una delle quattro divinità dei Figli di Horo: il babbuino (polmoni), lo sciacallo (stomaco), il falco (intestino), l'uomo (fegato). La collezione vaticana ne conserva un insieme ben documentato.
Le statuette shabti
Le statuette shabti — piccole figure mummiformi di faience azzurra o verde — venivano deposte nelle tombe per "rispondere" al posto del defunto quando le divinità lo avessero chiamato al lavoro nell'aldilà. La parola egiziana shabti significa "colui che risponde". La qualità delle faience nella collezione vaticana è alta: le figure mostrano spesso il defunto con gli strumenti del lavoro agricolo in miniatura.
I gatti di bronzo
Il gatto era sacro a Bastet, la dea dalla testa di gatta patrona delle donne e della casa. Le figure votive di bronzo di gatto — spesso con pendaglio al collo e orecchini — erano deposte in santuari dedicati a Bastet. La collezione vaticana ne conserva diversi esemplari del Basso Periodo (664–332 a.C.).
La Stele di Iabas
La Stele di Iabas (XIX–XX Dinastia, c. 1295–1069 a.C.) è un testo biografico inciso su lastra calcarea. Il defunto descrive la propria vita, le cariche ricoperte e le virtù che gli consentiranno di superare il Giudizio di Osiride. Questo tipo di stele autobiografica è fondamentale per la comprensione della cultura funeraria egizia.
L'Egitto di Adriano: i pezzi da Villa Adriana
Quando Adriano visitò l'Egitto nel 130 d.C., il suo favorito Antinoo annegò nel Nilo in circostanze mai chiarite. Adriano fu devastato dalla perdita: divinizzò Antinoo, fondò la città di Antinopoli in Egitto e riempì Villa Adriana di statue e oggetti egizi come memoriale perpetuo.
Tra i pezzi di provenienza adrianea oggi in Vaticano:
- Statue di divinità egizie in basalte nero
- Frammenti decorativi con geroglifici (non sempre autentici: alcune iscrizioni erano create da artigiani romani che copiavano senza capire)
- Ritratti di Antinoo in stile egizio — ibridi iconografici tra il ritratto greco-romano e la rigidità frontale egizia
Struttura del museo: le nove sale
Il Museo Gregoriano Egizio è distribuito su nove sale nel piano inferiore del Cortile della Pigna:
- Sale I–III: monumenti e sculture di grandi dimensioni, stele, naofori
- Sale IV–V: oggetti funerari, mummie, sarcofagi
- Sala VI: vasi canopi, amuleti, ushabti
- Sala VII: reperti del periodo greco-romano d'Egitto
- Sala VIII: la sezione assiria (mescolanza storica nella collezione ottocentesca)
- Sala IX: materiali da Villa Adriana
Visitare con driver privato
Il Museo Gregoriano Egizio è all'interno dei Musei Vaticani — l'accesso è lo stesso.
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Domande frequenti
Quante mummie ci sono nel Museo Gregoriano Egizio? La collezione comprende alcune mummie esposte, databili principalmente al periodo greco-romano d'Egitto (332 a.C.–395 d.C.). Non è una grande collezione di mummie come quella del Museo Egizio del Cairo.
Il Naoforo di Udjahorresnet è originale o una copia? È un originale egizio autentico del V sec. a.C. Le iscrizioni autobiografiche sono tra le più complete sopravvissute dell'epoca tarda dell'antico Egitto.
Il museo richiede un biglietto separato? No. È incluso nel biglietto standard dei Musei Vaticani (€17–21).
Gli obelischi egizi di Roma sono collegati a questo museo? No direttamente. Gli obelischi romani (Piazza Navona, Piazza del Popolo, Piazza di San Pietro, ecc.) provengono dall'Egitto ma sono gestiti dal Comune di Roma, non dai Musei Vaticani. La collezione vaticana contiene oggetti di scala più piccola.
Champollion fu coinvolto nella fondazione del museo? Non direttamente. Champollion morì nel 1832, sette anni prima dell'apertura del museo. Fu la sua decifrazione (1822) a rendere possibile l'interpretazione scientifica della collezione.
Articolo n. 36 — TIER S — MON-02 Musei Vaticani + Cappella Sistina
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