Chi era Agrippa

Marco Vipsanio Agrippa

(63–12 a.C.) fu generale, ammiraglio, architetto e braccio destro di Augusto. Fu lui a vincere la battaglia di Azio (31 a.C.) che consacrò il dominio di Ottaviano. Come edile di Roma nel 33 a.C. avviò un programma massiccio di ristrutturazione urbana: costruì acquedotti, terme, ponti, il primo Pantheon (dedicato nel 27 a.C., poi ricostruito da Adriano).

L'Acqua Vergine fu costruita nel 19 a.C. per alimentare principalmente le Terme di Agrippa, il primo grande complesso termale pubblico di Roma, situato nel Campo Marzio.

La leggenda della vergine

Il nome Virgo (Vergine) deriva da una leggenda riportata dagli autori antichi. Secondo questa tradizione, quando le truppe di Agrippa erano assetate durante la costruzione dell'acquedotto, una giovane fanciulla — o una vergine — mostrò ai soldati la sorgente nei pressi dell'VIII miglio della Via Collatina (circa 14 km a est di Roma, nella zona dei Colli Albani).

La sorgente fu individuata, analizzata e giudicata adatta alla costruzione dell'acquedotto. La giovane che l'aveva indicata diede il nome all'acquedotto: Aqua Virgo.

Le caratteristiche tecniche

L'Acqua Vergine si distingueva da tutti gli altri acquedotti romani per una caratteristica fondamentale: scorreva interamente sottoterra.

Tutti gli altri grandi acquedotti romani — la Claudia, l'Anio Novus, l'Anio Vetus, la Marcia — erano famosi per le loro arcate elevate che attraversavano la campagna e le periferie di Roma. L'Acqua Vergine non aveva archi a vista: percorreva il sottosuolo dalla sorgente fino all'arrivo in città.

Conseguenze di questo design

  • Qualità dell'acqua: il sottosuolo proteggeva l'acqua dai contaminanti atmosferici e dal calore solare, mantenendola fresca e limpida
  • Fragilità: le gallerie sotterranee erano più vulnerabili ai danni sismici e alle sabotazioni
  • Manutenzione: i cunicoli richiedevano ispezioni periodiche dall'interno
  • Pressione idraulica: il percorso quasi pianeggiante limitava la pressione disponibile all'arrivo

Portata

circa 80.000–100.000 m³ al giorno, secondo i dati antichi e le stime moderne. L'acqua arriva a Roma con una pressione moderata, sufficiente per le fontane ma non per i piani alti degli edifici moderni.

Il percorso

La sorgente era situata circa 14 km a est di Roma, nella zona dell'attuale Salone (un quartiere della periferia est). Da lì l'acquedotto percorreva quasi parallelamente alla Via Collatina fino alla zona del Campo Marzio, sboccando inizialmente vicino alle Terme di Agrippa.

Il percorso totale era di circa 21 chilometri — relativamente breve rispetto ad altri acquedotti romani (la Claudia misurava 68 km). Questa brevità era possibile perché la sorgente era relativamente vicina a Roma e l'acquedotto non doveva risalire grandi dislivelli.

Dalla caduta dell'Impero al Medioevo

Come tutti gli acquedotti romani, l'Acqua Vergine soffrì gravemente dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.). Nel 537 d.C., durante l'assedio goto di Vittige, i Goti tagliarono gli acquedotti di Roma per privare la città d'acqua. L'Acqua Vergine fu tra quelli sabotati.

Nei secoli successivi il suo percorso fu parzialmente dimenticato. Alcune gallerie crollarono, altre furono ingombrate da detriti. Tuttavia la sorgente continuò a sgorgare e a seguire parzialmente il suo percorso originale.

Il ripristino medievale e rinascimentale

Il primo grande intervento di ripristino documentato avvenne sotto papa Nicola V (1447–1455), nell'ambito di un programma più ampio di restauro urbanistico di Roma. L'acquedotto fu parzialmente ripulito e ripristinato, e nel 1453 fu completata la prima piccola fontana terminale su progetto di Leon Battista Alberti — il predecessore diretto della Fontana di Trevi attuale.

Nel corso del Cinquecento e Seicento, l'acquedotto fu ulteriormente potenziato per alimentare le fontane monumentali del centro storico: oltre alla Fontana di Trevi, anche la Fontana di Trevi su Via Condotti (Fontana della Barcaccia di Bernini), le fontane di Piazza Navona e altre fontane pubbliche del rione.

L'Acqua Vergine oggi

L'Acqua Vergine è ancora in funzione ed è l'unico acquedotto romano originale ad essere ancora attivo. Questo è eccezionale: nessun altro acquedotto dell'antichità è giunto ai giorni nostri in funzione continua.

Cosa alimenta oggi

  • La Fontana di Trevi (principale utenza)
  • La Fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna (Pietro Bernini, 1627–1629)
  • Numerose fontanelle pubbliche (le celebri nasoni romane) nel centro storico
  • Alcune fontane decorative minori

L'acqua è potabile

sì. L'Acqua Vergine — oggi chiamata anche "Acqua Vergine Antica" per distinguerla da altre forniture — è acqua potabile di eccellente qualità, nota per la freschezza e la dolcezza. Le fontanelle pubbliche alimentate da questa rete sono luoghi dove i romani si fermano ancora oggi a bere.

Il simbolo dell'acqua che non si ferma

L'Acqua Vergine ha attraversato duemila anni di storia senza quasi mai interrompersi. È sopravvissuta alle invasioni, alle epidemie, alle guerre, alle rivoluzioni, ai crolli politici. Scorre ancora oggi sotto i sampietrini del Rione Trevi, alimenta ancora quella vasca che Nicola Salvi progettò nel 1732.

Quando si lancia una moneta nella Fontana di Trevi, cade nell'acqua dell'Acqua Vergine — la stessa che Agrippa aveva fatto scorrere per la prima volta duemila anni fa.

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Domande frequenti

Da dove viene l'acqua della Fontana di Trevi? Dall'Acqua Vergine (Aqua Virgo), un acquedotto costruito da Marco Agrippa nel 19 a.C., ancora in funzione.

L'Acqua Vergine è l'acquedotto romano più antico ancora attivo? Sì. È l'unico acquedotto romano originale ancora funzionante al mondo.

L'acqua della Fontana di Trevi è potabile? L'Acqua Vergine è acqua potabile di alta qualità. Le fontanelle pubbliche (nasoni) alimentate dalla stessa rete sono adatte al consumo umano.

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