Una piazza nella memoria collettiva

Piazza Navona non è semplicemente un luogo fisico: è uno spazio mentale. Nei secoli, la piazza ha funzionato come palcoscenico della vita pubblica romana — teatro di feste, mercati, celebrazioni religiose e ritualità stagionali che hanno lasciato tracce indelebili nella memoria culturale europea.

La sua forma — l'ovale allungato dello stadio di Domiziano — non ha equivalenti nell'urbanistica mondiale. Questa unicità ha reso la piazza un soggetto privilegiato per pittori, scrittori, poeti e viaggiatori che nel corso dei secoli vi hanno cercato l'essenza di Roma.

L'allagamento estivo: una tradizione perduta

Tra le tradizioni più caratteristiche che rendevano Piazza Navona unica nella storia urbana europea, l'allagamento — noto anche come giochi dell'acqua — occupa un posto speciale.

Ogni agosto, dai sabbati e domeniche dalla tarda mattinata fino al tramonto, le chiusure ai piedi delle fontane venivano sigillate e l'acqua lasciata defluire liberamente sulla superficie pavimentata. La piazza si trasformava in uno specchio d'acqua basso — tra i venti e i trenta centimetri — e le famiglie nobili vi sfilavano in carrozza, i bambini vi giocavano, i popolani vi si raccoglievano sulle rive.

La tradizione, documentata almeno dal Seicento, rispecchiava il gusto barocco per lo spettacolo e la mescolanza di sacro e profano. La famiglia Pamphilj, proprietaria del palazzo che si affaccia sulla piazza, era tra le protagoniste di questi rituali. L'allagamento fu sospeso definitivamente nel 1866–1867, quando il Comune di Roma decise di destinare le risorse idriche a usi più razionali.

I viaggiatori del Grand Tour

Nel Settecento e nell'Ottocento, nessun tour d'Europa era completo senza Roma. E nessun soggiorno romano era completo senza Piazza Navona.

Johann Wolfgang von Goethe

visitò Roma tra il 1786 e il 1788. Nel suo Viaggio in Italia (Italienische Reise, 1816–1817) descrisse la vita della città con lo sguardo di chi cerca la misura del mondo classico nelle pietre moderne. La piazza era uno dei luoghi dove la vita popolare romana si manifestava nella sua forma più autentica.

Charles Dickens

soggiornò a Roma nel 1845 e ne lasciò un resoconto vivace in Pictures from Italy (1846). La sua descrizione del Carnevale romano — i coriandoli, le maschere, la ressa, il moccolo (la candela che ognuno cercava di spegnere a quello del vicino) — coglie il temperamento festivo di una città che sapeva celebrare con una partecipazione collettiva senza paragoni nel Nord Europa.

Altri testimoni illustri: il pittore francese Jean-Baptiste-Camille Corot frequentò Roma negli anni 1820–1830; il naturalista Charles de Brosses ne lasciò resoconti epistolari nel Settecento; Stendhal (Henri Beyle) vi tornò più volte, trovandovi conferma della sua teoria della cristallizzazione sentimentale.

La tradizione pittorica: i vedutisti

Nessuna piazza di Roma è stata rappresentata più di Piazza Navona. I vedutisti del Settecento — pittori specializzati nella rappresentazione di vedute urbane di alta precisione — vi trovarono un soggetto ideale per qualità spaziale, varietà architettonica e movimento di vita.

Gaspare Vanvitelli

(Gaspar van Wittel, 1653–1736), olandese di nascita e romano d'adozione, dipinse Piazza Navona in più versioni. Le sue tele documentano la piazza prima che l'aspetto attuale fosse definitivamente consolidato, con botteghe, carrozze e la folla della vita quotidiana.

Giovanni Paolo Panini

(1691–1765) la inserì in composizioni di vedute romane che circolarono in tutta Europa, contribuendo a costruire l'immagine della città nei salotti del Grand Tour.

Nell'Ottocento, la piazza entrò nell'immaginario romantico, associata al paesaggio dei sensi romani: il calore del pomeriggio, il rumore dell'acqua, le voci del mercato.

Dall'Ottocento alla modernità

Il XIX secolo portò cambiamenti profondi. La fine dell'allagamento (1866–1867), l'aggiunta del gruppo scultoreo centrale alla Fontana di Nettuno (1873, opera di Antonio della Bitta), la progressiva trasformazione del mercato quotidiano, poi il trasferimento definitivo del mercato a Campo de' Fiori nel 1869: la piazza perse alcune sue funzioni tradizionali ma acquistò il carattere di luogo della memoria collettiva.

Il Novecento portò prima il traffico automobilistico — le fotografie degli anni Cinquanta mostrano auto parcheggiate lungo il perimetro — poi la progressiva pedonalizzazione, completata tra gli anni Settanta e Ottanta, che restituì la piazza ai pedoni.

Simbolo permanente di Roma

Oggi Piazza Navona è entrata stabilmente nel canone dei simboli di Roma al pari del Colosseo e del Pantheon. Il suo profilo si ripete su milioni di immagini, cartoline, guide. Ma a differenza di molti monumenti romani, la piazza vive ancora di vita propria: artisti, caffè, passanti, bambini che corrono attorno alle fontane al tramonto.

Questa continuità tra storia e presente è forse la sua caratteristica più preziosa.

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Domande frequenti

Quando è stata abolita la tradizione dell'allagamento? Nel 1866–1867, quando il Comune di Roma decise di non destinare più le risorse idriche alla tradizione estiva.

Goethe ha visitato Piazza Navona? Sì. Goethe soggiornò a Roma tra il 1786 e il 1788 e la menziona nel suo Viaggio in Italia, insieme a molti altri aspetti della vita popolare romana.

Chi ha dipinto la piazza nel Settecento? Tra i vedutisti più noti, Gaspare Vanvitelli (Gaspar van Wittel) e Giovanni Paolo Panini hanno lasciato rappresentazioni fondamentali della piazza nel XVIII secolo.

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