La costruzione e i primi decenni
La fontana fu inaugurata il 22 maggio 1762 dopo quasi trent'anni di lavori. Il progettista originale, Nicola Salvi (1697–1751), morì prima del completamento: il progetto fu terminato da Giuseppe Pannini, che apportò alcune modifiche alla decorazione.
I materiali principali sono travertino (la struttura portante, la roccia artificiale, i basamenti) e marmo bianco (le sculture). Il travertino è estratto dalle cave di Tivoli, il cui materiale è noto per la porosità e per la capacità di assorbire l'umidità.
Nei primi decenni dopo l'inaugurazione la fontana non richiese interventi straordinari. Il sistema idraulico, alimentato dall'Acqua Vergine, funzionava regolarmente.
Il Settecento e l'Ottocento: manutenzione ordinaria
Fino all'Unità d'Italia (1870), la fontana era sotto la responsabilità amministrativa della Camera Apostolica (la finanza pontificia). Gli interventi documentati erano principalmente di manutenzione ordinaria: pulizia delle superfici, riparazione delle condutture, controllo degli ugelli.
La fontana subì danni durante i moti rivoluzionari della fine del XVIII e inizio XIX secolo, ma non si registrano restauri straordinari di rilievo in questo periodo.
Il Novecento: interventi strutturali
Nel corso del XX secolo la fontana ricevette vari interventi di manutenzione straordinaria. Gli anni del secondo dopoguerra videro un aumento del turismo di massa a Roma, con le relative pressioni su tutti i monumenti del centro storico.
Gli inquinanti atmosferici — anidride solforosa, biossido di azoto — sono particolarmente aggressivi sul travertino e sul marmo: formano solfati in superficie che, nel tempo, producono l'effetto della "patina nera" visibile su molti monumenti romani.
Interventi di consolidamento e pulizia delle superfici scolpite furono effettuati in varie fasi tra gli anni '60 e '90, senza però costituire una campagna organica complessiva.
Il restauro Fendi: 2015–2016
Il restauro più significativo della storia recente della Fontana di Trevi fu realizzato tra novembre 2015 e novembre 2016 con il finanziamento della maison di moda Fendi — con sede storica proprio nel Palazzo della Civiltà Italiana all'EUR, ma di origine romana.
Finanziamento: €2,18 milioni donati da Fendi nel quadro di un'operazione di sponsorizzazione culturale. È uno dei casi più noti di mecenatismo privato nella conservazione dei beni culturali romani degli anni 2010.
Cosa fu fatto
1. Pulizia delle superfici Le superfici in travertino e marmo furono pulite con metodi fisici e chimici controllati: micro-abrasione, laser cleaning in alcune zone delicate, impacchi biocidi per eliminare depositi biologici (muschi, alghe, microrganismi).
2. Consolidamento delle sculture Le statue di Nettuno, i Tritoni e le figure allegoriche (Abbondanza e Salute, di Filippo della Valle) furono controllate e consolidate. Alcune micro-fessure nel marmo furono trattate con resine epossidiche stabili.
3. Sistema idraulico L'intero sistema di tubazioni e ugelli fu ispezionato e parzialmente rinnovato. La portata dell'acqua — circa 80.000 m³ al giorno proveniente dall'Acqua Vergine — fu ottimizzata.
4. Sistema di illuminazione Fu installato un nuovo sistema LED che sostituì la precedente illuminazione alogena. Il nuovo sistema riduce il consumo energetico del 60% e offre una temperatura di colore più calda, che valorizza meglio il travertino di notte.
5. Monitoraggio strutturale Furono installati sensori di monitoraggio per tenere sotto controllo le micro-vibrazioni e i movimenti strutturali — problematici in una zona urbana con traffico pesante nelle vicinanze.
Il temporaneo svuotamento
Durante i lavori, la vasca fu svuotata e l'area fu recintata con ponteggi. Il fondale della vasca svuotata rivelò milioni di monete accumulate negli anni: parte di esse fu recuperata e contata durante il restauro.
Il dibattito sul mecenatismo privato
Il restauro Fendi aprì un dibattito sull'opportunità del mecenatismo privato nel campo dei beni culturali pubblici. Da un lato: risorse economiche private permettono interventi che lo Stato non potrebbe finanziare tempestivamente. Dall'altro: si sollevano questioni di visibilità commerciale su beni del patrimonio pubblico.
Il modello si è poi replicato con altri monumenti romani e italiani.
La sfida del turismo di massa
Con 5–6 milioni di visitatori all'anno, la Fontana di Trevi è soggetta a pressioni fisiche considerevoli: vibrazione, umidità, particolato e contatto umano con le strutture. Il sistema di accesso a pagamento introdotto nel 2024 (€2 per avvicinarsi alla vasca) risponde parzialmente anche a questo problema: ridurre il numero di persone direttamente a contatto con la struttura.
Lo stato attuale e la manutenzione continuativa
Dopo il restauro del 2016, la fontana è sottoposta a una manutenzione ordinaria regolare. Il Comune di Roma ha istituito una commissione tecnica per il monitoraggio del monumento.
Le sfide principali per la conservazione futura:
- Inquinamento dell'aria: ancora la principale causa di degrado del travertino
- Turismo di massa: milioni di persone nella piccola piazza generano vibrazioni e umidità
- Manutenzione idraulica: le condutture dell'Acqua Vergine richiedono ispezioni periodiche
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La fontana è in zona ZTL.
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Domande frequenti
Quando è stato effettuato l'ultimo grande restauro della Fontana di Trevi? Il restauro più recente fu completato nel novembre 2016, finanziato da Fendi per €2,18 milioni.
Chi ha finanziato il restauro del 2015–2016? La maison di moda Fendi, con una donazione di €2,18 milioni nel quadro di un accordo di mecenatismo culturale.
La fontana è stata chiusa durante il restauro? Sì. La vasca fu svuotata e la zona recintata con ponteggi tra novembre 2015 e novembre 2016.
Di che materiale è fatta la Fontana di Trevi? Principalmente travertino (struttura e roccia artificiale) e marmo bianco (sculture). Il travertino proviene dalle cave di Tivoli.